Il cammino

Quando ogni cosa si frammenta, scende il silenzio e non ci sono ragioni, allora si inizia il percorso. Probabilmente la vita insegna e si vorrebbe forse anche apprendere, ma il cambiamento logora e spaventa. Cambiare possiede il senso misterioso del morire, volti pagina ma non sai se la pagina seguente sarà più bella o più brutta della precedente. Sai che c’è, ma non sai se si concluderà e quanto durerà. A volte passano giorni che divengono stagioni ed infine anni. E poi allo stesso modo in cui sei entrato in quella casa, così ne esci. E non sempre hai il tempo di fare le valige dignitosamente. A volte ti trovi per strada di colpo ed il tuo vestito della festa è lacerato dalla notte fredda che incombe. Altre volte hai il tempo di preparare una borsa, di congedarti con dignità, forse di esprimere l’amore che ti ha condotto ad andare. In ogni caso resta il silenzio ed il freddo della via che va ripresa dove l’hai lasciata. 

Mi piacerebbe fermarmi, sai… Ma non sembra che la mia vita vada così. Mi piacerebbe fermarmi, lasciare che il calore di una stagione, il senso di una casa mi riscaldi. Ma sembra che la mia parte di eredità sia la strada e che il senso di tutto sia il cammino, non per raggiungere una meta, ma per il cammino stesso. 

Ogni volta è una chiamata ed uno sradicamento. Abbandonare i campi che hai seminato ad altri che speri non siano ladri, per accogliere orizzonti diversi da quelli familiari ed amati, rinunciando a resistere. Avere la forza di non resistere, di non limitare il vento che ti porta via, non lasciando indietro nemmeno l’ombra. 

Vorrei solo restare, fermarmi. Vivere nell’eternità, qualcosa in questo mondo. Ma non mi è dato ed è di nuovo tempo di andare. Nelle mani degli uomini che sovvertono il cammino. Nelle mani di Dio che è il cammino. 

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